giovedì 14 giugno 2012

Sfogo di un pendolare

Come ogni giorno torno a casa prendendo il bus navetta tra l'università e la stazione della metro. Cinque fermate e 500/600 metri dopo sono a casa. Ok, chi fa il pendolare seriamente vorrà probabilmente insultarmi ma fatemi finire. Ora, capisco che il bus è un servizio interno gratuito e che se volessi un servizio ``migliore'' potrei prendere quello a pagamento, ma perché quando non c'è nessuno alla fermata arrivano 2 bus uno dietro l'altro e quando c'è ressa arrivano con il contagocce?

Inoltre, perché i singaporeni, famosi per fare la fila in ogni occasione, non la fanno per salire sui mezzi pubblici? Ignorando bellamente segnali e cartelli indicanti chiaramente di ``far scendere i passeggeri PRIMA di salire''. O anche la semplice logica che, se non esce qualcuno col cavolo che qualcun'altro entra in carrozza.

E per concludere: perché i pedoni si guardano i telefilm sull'iPad nuovo di pacca mentre camminano per strada? Puntualmente camminando in mezzo alla corsia pedonale e con un moto oscillatorio perfettamente in sincrono con i miei tentativi di superarli? Secondo me lo fanno apposta sfruttando il riflesso del bordo dell'iPad.

lunedì 11 giugno 2012

Ghiaccio...li!

In questi giorni sta facendo sempre più caldo, anche la notte è quasi impossibile non sciogliersi; purtroppo sul giornale ho letto che secondo i meteorologi nelle prossime settimane farà ancora più caldo, e durante la notte le temperature sfioreranno i 30 gradi. Per noi che nonostante l'aria condizionata, ci affidiamo all'aria corrente, sapere che non potremo godere della brezza delle finestre aperte non è piacevole. A questo punto la domanda sorge spontanea: "se avete l'aria condizionata, perché non la usate?". Effettivamente sarebbe una domanda lecita peccato che il condizionatore è letteralmente attaccato alla griglia della finestra che non si può chiudere; di conseguenza, sarebbe uno spreco, e poi io personalmente ne immagazzino così tanta di aria condizionata nei centri commerciali, sulla metro o semplicemente passando davanti ai negozi che poterne fare a meno a casa è una gran cosa. E poi abbiamo già la ventola del vicino di casa che va giorno e notte ad accompagnarci, se accendo pure il nostro condizionatore mi sveglierei con un mal di testa!

In compenso, ho trovato il modo per prepararmi a questa ondata di caldo (anche qui deve arrivare l'estate vera, no?!?!). L'altro giorno gironzolando nel mio negozio giapponese preferito, dove tutto costa due dollari ho trovato le formine per i ghiaccioli... potevo resistere?? Ovvio che no! L'unica pecca è che posso fare solo quattro ghiaccioli alla volta, però mi posso accontentare!

Non sono carini?

Ad ogni modo non abbiamo perso tempo e abbiamo subito voluto testarli.
Primo gusto: ARANCIA!
Io non sono una grande fan dei ghiaccioli al limone o all'arancia soprattutto perché contengono principalmente aromi artificiali; questa volta però mi sono dovuta ricredere. Abbiamo comprato le arance (ho scelto io la varietà più dolce, altrimenti Stefano avrebbe preso le prime che capitavano) e dopo una veloce ricerca su google per trovare la ricetta, abbiamo scoperto che oltre ad essere estremamente facile, si possono fare davvero tanti esperimenti, uno più invitante dell'altro.

La ricetta? Semplicissima: 200ml di acqua, 3 cucchiai di zucchero (io sono andata ad occhio) e il succo di 3 arance, circa 250ml (la varietà che abbiamo preso noi era molto succosa). Intanto che l'uomo di casa spremeva con la sua forza bruta le arance (non abbiamo lo spremi agrumi) io ho sciolto lo zucchero nell'acqua a fuoco medio-basso e poi ho mischiato tutto. Più facile di così!

Il risultato non era per niente brutto, a vedersi...

e anche a mangiarsi!

martedì 5 giugno 2012

Bubble tea

Pensando a come definire un bubble tea mi vengono in mente due parole: freschezza e dissetante. Ed è per questo che chiunque li abbia provati adora i bubble tea e del resto a Singapore sono una tradizione, o meglio, un vero status symbol. In ogni angolo della città ci sono i negozi specializzati che vendono questi thé aromatizzati, colorati, con le caramelle di gelatina (che qui si chiamano pearls) e di conseguenza è difficile trovare in giro persone senza un bubble tea. Sicuramente il più famoso è il classico Milk tea, semplicemente thé rosso con l'aggiunta di latte, il tutto frullato con del ghiaccio. Il colore sembra quello di un cappuccino, un pochino meno dolce ma di sicuro rinfrescante dopo una passeggiata in giro per la città. Se poi si ha un certo languorino è ideale aggiungere le pearls, anche se devo dire che a volte sono un po' troppe per i miei gusti... Se non si ha voglia del solito thé si può optare per qualche altra bevanda alla frutta o con il caffè.

Come tutto ciò che riguarda il cibo, esistono diverse catene di bubble tea shops a Singapore; quello più famoso e apprezzato dalla gente locale si chiama Koi Café. Io sinceramente non l'ho ancora provato perché ogni volta che passo davanti al negozio nel nostro quartiere c'è sempre una coda di almeno 15 persone e mi passa la voglia di fermarmi! In compenso adoro un altro negozio, di cui avevo accennato qualche post fa, Each a cup. Secondo me uno dei posti migliori dove fermarsi a prendere qualcosa di buono, goloso e fresco! In questa catena si possono trovare tantissime opzioni tra cui scegliere, a partire dal thé rosso o verde, al tipo di frutta, passando dal un semplice smoothie con ghiaccio a quello con l'aggiunta di yogurt. C'è davvero l'imbarazzo della scelta, tanto è vero che sarò arrivata ad un quinto della lista! Il prossimo da provare sarà il green apple smoothie, speriamo che sia buono come gli altri. Se volete farvi un giro sul sito, ecco il link.


Ma a Singapore non ci sono solo i bubble tea, ma anche i succhi di frutta o, come sarebbe meglio chiamarli, frullati di frutta. Sia nelle foodcourt che in negozi specializzati è possibile creare il proprio succo di frutta scegliendo tra una miriade di frutta fresca, combinare tra loro due o più frutti e in meno di due minuti direttamente dal frullatore si ha un ottimo frullato. Meglio di così! Il modo migliore per bere qualcosa di fresco e nel frattempo fare il pieno di vitamine.
Sperando di avervi ingolosito vi lascio con una vignetta che mi ha dato l'idea di scrivere questo post... CHEERS! fonte

mercoledì 23 maggio 2012

Fruit Ninja: DRAGON FRUIT

Era da molto tempo ormai che avevo in mente di fare una rubrica su frutta e verdura un po' fuori dai canoni, e dato che nel frigo questa settimana ho trovato l'ispirazione, ho pensato che fosse arrivato il momento di iniziare a scrivere qualcosa su questo mondo vegetale a volte un po' strano ai nostri occhi. Come da titolo, il protagonista di questo post è il dragonfruit. Molto probabilmente qualcuno l'avrà già visto, anche se nei supermercati è difficile trovarlo (la varietà di frutta tropicale è un po' scarsa) ma una appassionata di frutta esotica come me sapeva dell'esistenza di questa "bomba" dalla buccia rosa-fucsia. Il nome deriva dalla sua somiglianza alla testa di un drago poiché cresce da una pianta grassa simile al cactus ed è attaccato ad un lungo gambo che assomiglia ad una coda: da qui il suo nome. La prima volta che abbiamo deciso di assaggiarlo, ci siamo concentrati solo nel trovarne uno abbastanza piccolo per evitare di buttarlo se non ci fosse piaciuto. Di conseguenza non abbiamo prestato molta attenzione alla sua provenienza, Malesia o Vietnam, i principali produttori di dragonfruit.
L'inizio dell'esperimento è partito da "come lo tagliamo?" che abbiamo superato egregiamente una volta capito che sbucciarlo prima sarebbe stata una pessima idea e che in verticale od orizzontale non sarebbe cambiato nulla. La sorpresa è stato il colore, non bianco con i semi neri come mi aspettavo ma un rosso molto carico che ha praticamente macchiato tutto, comprese le nostre mani. Da quella volta abbiamo capito che i dragonfruit del Vietnam hanno una forma più allungata,tendono ad essere più piccoli e hanno la polpa bianca, mentre quelli malesi sono più cicciotti e hanno la polpa rossa.
La domanda successiva è: come si mangia? Allora, io personalmente lo taglio a spicchi e poi tolgo la buccia man mano che lo mangio, un po' come un fico; la consistenza ricorda quella dei fichi d'india e penso anche il sapore (non li ho mai assaggiato a causa di un gravissimo esperimento con le spine fatto quando ero piccola). Secondo me non ha un sapore molto forte ma è molto utile per la regolarità, altro che bifidus!!

venerdì 18 maggio 2012

In transito...

...confessioni di una viaggiatrice in solitaria Ormai questo è il mio terzo viaggio intercontinentale che faccio da sola e devo dire che ci sono momenti in cui avere qualcuno con cui scambiare due chiacchiere sarebbe davvero bello e altre in cui da sola si sta bene. Un esempio? Beh, il primo volo per Doha era praticamente vuoto e quindi ho potuto spaparanzarmi tranquillamente sui due posti solo per me! Se ci fosse stato il mio compagno di viaggio mi sarei dovuta allargare piano piano, facendo finta di niente fino ad usarlo come materasso. Ad ogni modo, prendiamo quello che viene. Ora sono ferma a Doha aspettando che il tempo scorra (lentamente) prima di imbarcarmi per il secondo e più lungo volo verso Singapore. In queste tre ore di pit stop ho modo di adeguarmi un po' al clima desertico e alla confusione. Per quanto riguarda la temperatura, appena fuori dall'aereo sono stata accolta da 34 gradi di calore, salita sulla navetta trovo l'aria condizionata che non mi mancava per niente. Come se non bastasse, dalla tranquillità mi ritrovo circondata da cinesi che oltre a comportarsi in modo molto particolare, sono rumorosi e non sono i migliori se vuoi stare tranquilla seduta. Anche qui, iniziamo a ri-abituarci ai loro modi di fare (ho già avuto modo di constatare la loro scarsa abitudine a stare in coda e a spingere per salire sull'aereo quando ci sono persone davanti a loro ferme che stanno sistemando i bagagli sulla cappelliera. Vada come vada… Per di più, la cosa che doveva sembrare più facile al mondo si sta rivelando la più difficile solo ed esclusivamente per me: internet. L'aeroporto di Doha elargisce connessione wifi gratuita alle orde di passeggeri che transitano, ci sono prese per la corrente ovunque, gente seduta anche per terra per non dar fastidio. L'unica che non riesce ad accedere a internet sono io. E qui mi chiedo, perché?? Ora, Apro il mio airport, trova subito il segnale (quello che mi avevano detto di selezionare, quindi non ho sbagliato), apro il browser e…. puff!! Non sei connesso a internet. *#sjfeia##**¶!!! Passato il momento di isteria da "come cavolo è possibile che non riesco solo io" ci riprovo, con calma, con pazienza, stando attenta e cercando di far memoria su cosa devo fare per riuscire almeno ad aprire google. Niente da fare. Non funziona. Dannata ignoranza informatica! Eppure, non doveva essere così difficile! A questo punto, passo al contrattacco, non posso certo far vedere a tutte le persone qui di fianco a me che sono impedita e non riesco a collegarmi a internet! Dopo aver girato tra le varie directory facendo finta di cercare qualcosa, ho deciso di aprire un file di testo e iniziare a scrivere un post per il blog :) Risultato?? Sono arrivata alla conclusione del post (con alcune persone che sicuramente sghignazzeranno davanti a questo episodio) che non posso pubblicare in tempo reale (aspetto di arrivare a S-casa) e soprattutto non sono riuscita a fare la ricarica del telefono che mi ha scalato circa 7 euro per 4 minuti di conversazione in entrata… alla faccia del roaming! E ora, continuiamo il viaggio.

mercoledì 16 maggio 2012

In partenza

Tra poco più di ventiquattro ore sarò su un aero, destinazione Singapore! Questa volta il mio soggiorno sarà più breve del primo causa impegni vari ma spero di godermi il soggiorno il più possibile. Dopo aver capito come funziona in terra straniera, questa volta mi sono più che attrezzata e so già come preparare la valigia. Oltre ai vestiti che questa volta sono meno della prima volta (ne ho lasciati giù alcuni dato che qui faceva e fa tuttora freddino) il 60% della roba al suo interno saranno provviste! Si esatto, cibo di ogni tipo, dalla pasta, alle spezie (che mio malgrado a Singapore costano di più, e soprattutto i mercatini con tutti i sacchi pieni di spezie che immaginavo non ne ho ancora trovati), caramelle, ravioli, panna da cucina e chi più ne ha ne metta! In teoria non ho ancora finito di raccogliere il cibo e infilarlo in valigia (probabilmente dovrò usare la large e non la media come speravo!). Ad ogni modo il mio bottino sarà prettamente costituito da cibo non deperibile, mentre quello di Stefano di qualche settimana fa era composto da vari tipi di formaggi sottovuoto, con l'aggiunta di qualche salamino! Per fortuna al controllo bagagli a Singapore non ci sono i cani!! Ora, mentre sto scrivendo, faccio mente locale delle cose che mi mancano e che dovrei ancora comprare,e mi vengono in mente quelle favolose focaccine che il forno dell'Esselunga sforna ogni mattina e la mia mente ragiona... mumble mumble... e se ne portassi una confezione?? Dovrebbero sopravvivere le focaccie, appena arrivo venerdì le infilo nel freezer se non le mangiamo per cena! Valuterò l'idea. Del resto, posso stare senza pane, posso mangiare il pane in cassetta (che devo dire è più buono di quello del Mulino Bianco) però le focacce sono le focacce!! (Si, sono golosa ma mi godo il cibo alla faccia della linea!) Ovviamente chi avesse idee o suggerimenti su cos'altro portare è libero di farlo! Anzi, potrebbe essere più che d'aiuto! Nel frattempo vi mostro parte del cibo che dovrebbe entrare in valigia...
Aggiungete anche i pizzoccheri, la pancetta, e qualsiasi altra cosa mi verrà in mente!! Io mi auguro un buon viaggio e buon appetito!!

venerdì 4 maggio 2012

Gechi & Co.

Quando sono tornata a casa qui in Italia uno degli aneddoti che più ho raccontato o che mi hanno chiesto di raccontare è il mio rapporto di amore-odio con i gechi: viscidi rettili che si infilano ovunque (questa è la mia descrizione,non quella di wikipedia). Ho già avuto modo di presentarvi il nostro inquilino che non paga(va) l'affitto e che invitava anche altri amici tra un weekend e l'altro. Ho scritto pagava perché poco tempo fa Stefano è riuscito a dargli lo sfratto e ha dovuto cercarsi un'altra casa dove stare (permettemi di dire una cosa: Vittoria!!!) Ad ogni modo, c'è chi incuriosito dal mio terrore e dalle varie avventure che ho avuto con questo animaletto mi ha chiesto com'è un geco, cosa fa, cosa/chi mangia e altre cose del genere. Ovviamente a casa sono stata presa per la fifona che ha paura di una lucertolina e che urla per niente. Cosa ci devo fare? Mi fanno schifo!! Gli unici rettili che non mi fanno inorridire sono le tartarughe (se qualcuno dovesse mai andare in vacanza a Singapore, consiglio il museo delle tartarughe, una famiglia ne colleziona di vere e di riproduzioni tanto da essere nel guinness dei primati). Ma torniamo a noi. Che strano animale è il geco? Possiamo paragonarlo ad una lucertola, più piatta, solitamente dal colore sabbia-beige chiaro con una velocità a nascondersi impressionante. Si ciba di altri insetti, e ad ogni pasto lascia un ottimo ricordino sui muri o dove gli capita (una mattina ha usato come bagno personale il lavello della cucina; non sono ancora sicura di averlo disinfettato abbastanza quel giorno). Una volta ho schiacciato un insetto sul muro, cinque minuti dopo era sparito il cadavere, penso che avrei dovuto ringraziare il geco per aver pulito il muro. Questa è un suo primopiano, forse un po' sfuocato :)
Comunque pensavo che qui a casa sarei stata al sicuro da certi "attentati" da parte di queste lucertoline e invece oggi pomeriggio fuori dalla finestra di camera mia ho trovato questo:
Sarà che sono perseguitata?? Molto probabile! Mia nonna mi ha regalato un braccialetto con un ciondolo a forma di geco! Se questo è solo una coincidenza... Quando tornerò a casa spero di non ricevere un simpatico benvenuto da parte dei gechi!!

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