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martedì 4 marzo 2014

Pancake day e carnevale

Oggi in Irlanda si festeggia il Pancake day, ovvero il martedì grasso che precede la Quaresima.
Qui non si celebra carnevale come in Italia, per i carri bisogna aspettare San Patrizio (che è alle porte) ma dato il periodo non si contano le calorie e si mangiano pancakes.

Ovviamente stamattina non mi sono alzata alle 7 per preparare una colazione abbondante prima che Stefano andasse al lavoro; mi sono limitata (se così si può dire) a preparargli le ciambelle.


Il carnevale sta giungendo al termine, le chiacchiere le abbiamo già mangiate, le frittelle le ho già fatte una volta e fino all'anno prossimo non le rifaccio, avevo voglia di ciambelle. Quelle unte, appiccicose che se ne mangi una ti si apre una voragine nello stomaco che divoreresti anche il tovagliolo con la glassa appiccicata, tanto che alla fine la seconda ciambella è già nelle tue mani ancora prima di pensarci due volte.
Ma dopo l'esperienza frittelle non volevo ripetere un'altra frittura e volevo evitare troppi grassi; così ho iniziato una lunga ricerca su internet per trovare la ricetta delle ciambelle al forno.
Alla fine sono riuscita a trovarne una, ma ho già dimenticato dove l'ho trovata, e mi sono messa a impastare.

Il risultato era (sottolineo l'uso del passato) ottimo! Si sono gonfiate per benino, erano soffici e senza esagerare le ho glassate con zucchero a velo e succo di limone o solo con un po' di zucchero.


Poi si sa, provane una grande, prova quella piccola, prova quella senza glassa, alla fine ne abbiamo avanzate giusto un paio per oggi!

E a proposito di limone... sapete come gli irlandesi amano mangiare i pancakes? Una spruzzata di limone e zucchero semolato.
Io stasera ci provo, si perché alla fine farò i pancakes, me lo sento e anche lo stomaco ne è convinto.

Mi toccherà andare in palestra dopo, lo so... per Pasqua ci vado.

mercoledì 5 febbraio 2014

Carluccio, Vicenzino e Cesarino

Tutti, in un modo o nell'altro hanno avuto modo di andare a fare la spesa o accompagnare qualcuno in uno di quei negozietti di generi alimentari che si trovano in città e soprattutto nei paesini.
Solitamente le nonne sono le fans numero uno di questi negozi, un po' perché conoscono il proprietario da quando era bambini, un po' perché sono vicino casa e si evita di andare al supermercato da sole.

La cosa più buffa sono i nomignoli che si danno ai negozi/negozianti. Si chiama Carlo? e allora diventa Carluccio. Vincenzo? Diventa Vicenzino. E così via.

Ma anche nelle grandi città europee si va incontro al Cesarino di turno. E così è successo a noi.
Complice la vetrina con i dadi della Star, con fare timido ci siamo addentrati in questo piccolo negozio che oltre a vendere generi alimentari italiani che non sempre è facile reperire al supermercato ha bar e ristorante annessi.
In realtà non si tratta di un vero e proprio negozietto di alimentari come da noi Carluccio's, è una catena di negozi. Il primo food store è stato fondato nel 1991 a Londra da Antonio Carluccio, italiano, trasferitosi nel 1975 nel Regno Unito.
A noi poco importa se non si tratta di un vero negozietto, l'importante è che abbia cose buone e veramente italiane!

E così tra un "ooh" e un "guarda!!" abbiamo curiosato per mezz'ora decidendo cosa prendere e cosa lasciare per la prossima volta. Ci sono i vini, l'olio, i sottaceti, il formaggio, i salumi... insomma cose un po' tipiche.

Alla fine abbiamo comprato proprio due cosette: lenticchie umbre (che avevano davvero un buon aspetto), le acciughe che piaciono tanto alla controparte e dello speck.


Ovviamente lo scontrino aveva un prezzo un po' alto per gli standard ma calcolando il luogo e tutto il resto, non ci si può pretendere molto. L'unica pecca era la ragazza che ci ha servito: cinque minuti per tagliare un etto di speck. Da noi non avrebbe fatto una grande carriera nel reparto salumificio!

Chiedo scusa per le foto fatte con il cellulare ma avevo poco tempo prima che il lupo di casa divorasse l'affettato!

martedì 20 agosto 2013

Crostata alle more "Corrib"

Qualche settimana fa, durante la nostra passeggiata lungo il fiume Corrib avevamo notato parecchi cespugli pieni di more che aspettavano qualche raggio di sole per essere belle mature.

L'ultima volta che ho raccolto more in vita mia se non ricordo male, era da qualche parte sul Ticino quando ero bambina, e devo dire che di tempo ne è passato!
Abbiamo pensato quindi di andare a fare un'altra passeggiata da quelle parti portandoci dietro un contenitore per fare una bella razzia di more.

A fine giornata abbiamo riempito il contenitore e ho iniziato a pensare a cosa preparare. Ovviamente la scelta è caduta su una crostata.


Prima però ho pensato di fare una specie di marmellata da mettere sulla base della frolla per renderla un po' più morbida. Ne ho avanzata un po' ma con una fetta di pane tostato andrà benissimo a colazione.

Visto che belli i miei contenitori!?! Sembrano contenitori per il latte in miniatura!

E ta taaa… ecco la torta appena sfornata!
Le more selvatiche hanno un leggero retrogusto asprognolo ma si fanno mangiare senza problemi.

Al prossimo raccolto!

venerdì 9 agosto 2013

Supplì

L'ispirazione per scrivere sul blog in quest'ultima settimana sta scarseggiando e infatti ho un po' di cose in arretrato da pubblicare, in particolare il weekend in Irlanda del Nord che abbiamo appena fatto. Spero di riuscire a breve a raccontare meglio questi tre giorni e 900 chilometri di strada percorsi.

In compenso, in cucina la fantasia non mi manca e questa volta sono riuscita a preparare i supplì.
L'altra sera ho cucinato il risotto al pomodoro facendo dosi più abbondando proprio con la voglia di fare (e assaggiare ovviamente!) questi supplì.

Il risultato è stato ottimo e anche la panatura era bella croccante ma non troppo unta.

Per rendere più colorato e gustoso il piatto ho fatto un'insalata di rucola.

La ricetta non è da chef di alta cucina: un po' di riso, pezzetto di mozzarella e ancora riso. Poi ho passato ogni supplì nella farina, uovo e pan grattato. Cinque minuti in olio per farli dorare e pronti!

lunedì 29 luglio 2013

River Corrib & Mug cakes

Finalmente ieri è stata la giornata ideale per provare le famose mug cakes, una sorta di torta in tazza pronta in cinque minuti.

Anche con qualche minaccia di temporale, siamo andati alla scoperta di un'altra zona di Galway, lungo il fiume Corrib che scorre proprio dietro all'università.

Siamo partiti da dietro l'ufficio di Stefano alla ricerca di un castello abbandonato ora dimora di edere e piante rampicanti che gli donano un certo fascino.

Dopo una bella passeggiata lungo uno dei vari percorsi siamo tornati a casa con l'idea di preparare queste torte al microonde per ricaricarci degli sforzi fatti!

Su internet ci sono molte ricette ma ne avevo salvata una trovata su un blog che seguo, e per noi che non abbiamo una bilancia, usare come misura il cucchiaio è stato molto più facile.

Giusto per provare, abbiamo fatto due torte diverse, una con il limone e l'altra con le gocce di cioccolato. Quella al limone è venuta meglio secondo me, mentre l'altra aveva un retrogusto di uovo e il cioccolato si è sciolto e depositato tutto sul fondo.
Penso sia meglio usare il cacao in polvere o far sciogliere il cioccolato prima di mischiarlo all'impasto.


Ecco il risultato! Un po' di panna montata o una pallina di gelato alla vaniglia ci sarebbe stato bene... noi ne eravamo sprovvisti!

Mug cake con gocce di cioccolato

Avevo letto in giro alcuni commenti negativi su queste mug cakes ma del resto non si può pretendere molto da una torta al microonde. E' vero, si sente un po' l'uovo ma solo se non ci sono ingredienti che coprono il sapore (succo di limone o arancia, cacao, ad esempio) ma nel complesso non sono male.
Comunque sono da provare!

Mug cake al limone

N.B. Noi a casa non avevamo l'olio di semi e l'abbiamo sostituito con del burro fuso. La prossima volta proverò con l'olio per vedere la differenza!

mercoledì 26 giugno 2013

A volte ritornano...

Il borsone, praticamente vuoto è pronto e noi anche (quasi). A breve si parte per tornare a casa per una settimana di abbracci, baci, caldo, zanzare ma anche gelato (che sopperisce alla presenza delle zanzare).
Ma anche qui in Irlanda non è così impossibile sentirsi a casa. L'altra settimana al supermercato c'era la promozione "sapori d'Italia" o qualcosa del genere e quindi saltellavo tra una corsia e l'altra per cercare i prodotti. Allora, non c'era tantissimo devo ammetterlo, ma siamo riusciti a portarci a casa un interessante bottino che includeva: pomodori secchi, amaretti (slurp) e una pasta tricolore gigante che abbiamo fatto domenica a pranzo.
Ed era davvero buona!
Sono sicura che non riusciremo a vedere tutti (c'è gente che non siamo riusciti a vedere neanche quando siamo tornati a febbraio!), del resto la settimana volerà sicuramente. A presto!!!

giovedì 20 giugno 2013

Torta al limone e yogurt

Tradizione vuole che in ufficio da Stefano, chi sta per finire il contratto porti una torta da condividere con i colleghi. Questa volta toccava a lui portare qualcosa e con gli occhi dolci mi ha chiesto di preparargli qualcosa di buono.
In quell'istante la mia mente ha incominciato a sfogliare il ricettario virtuale alla ricerca di qualcosa che potesse andare bene e soddisfare tutti.
Stefano non ha aiutato perché ogni torta che proponevo la sua risposta era "va bene, tanto sono tutte buone". Troppo di parte il mio maritino!?!? Forse, o forse no!

Il problema principale rimanevano comunque la teglia e una bilancia o i misurini (cups) per preparare la torta. L'unica teglia che ho a casa è una placca da forno 30x20 circa, ottima per qualsiasi cosa tranne che una torta. Ai supermercati non sono riuscita a trovare quelle in alluminio e non volevo comprare uno stampo nuovo visto che a casa ho quelli in silicone nuovi di pacca.
Alla fine ho deciso di affidarmi al destino e usare quello che avevo, aumentando le dosi della ricetta.

Così ho pensato di fare una torta al limone e yogurt che avevo già provato tempo fa adattando la mia ricetta della torta di mele (è una specie di passe-partout per me, funziona sempre!). Questa volta però non avevo con me le dosi, quindi ho cercato su internet e ne ho trovata che mi piaceva tanto e poi, usando i vasetti dello yogurt come misurini diventava ancora più facile. Io poi l'ho modificata un pochino ma è venuta bene lo stesso!

Vi lascio la mia versione nel caso aveste 15 invitati o 4 che mangiamo come 15!

2 vasetti di yogurt bianco da 125ml
3 vasetti di zucchero
5 vasetti di farina
1 vasetto di burro sciolto
5 uova
2 cucchiaini di lievito (se usate le bustine farei 1b 1/2)
buccia di un limone e succo

Separare i tuorli e gli albumi. Unire ai tuorli lo yogurt, zucchero, burro, farina e lievito. Aggiungere poi la buccia del limone grattugiato e il succo. Io ho usato un limone abbastanza grande, poi dipende dai gusti personali. Montare a neve gli albumi e unirli al composto.
Versare il tutto in una teglia imburrata e infarinata (per torte così grandi meglio quadrata o rettangolare, è più semplice tagliare le fette poi) e informare a 180° per 30 - 40 minuti (fate la prova dello stuzzicadenti; io non ne avevo e ho infilato la forchetta…).

Una volta raffreddata la torta è buona già così ma se volete darle un tocco in più, potete preparare la glassa con zucchero a velo e succo di limone.

Stamattina a colazione era ottima!

lunedì 20 maggio 2013

La colazione della domenica

Parte della sfida quando si cambia Paese è adattarsi ai modi e costumi del posto, e a volte può essere più o meno difficile. Nel nostro caso le abitudini irlandesi non sono poi così diverse da quello a cui siamo abituati noi e all'inizio è anche curioso provare le specialità del posto.

Tipico della cucina irlandese è l'irish breakfast: una carica di energia (e calorie) che secondo me è più un pranzo che una colazione, ma tutto dipende dallo stomaco!
Ovviamente non è fatta per me, ma Stefano non si è fatto scappare l'occasione e sembra avere apprezzato.
Il piatto prevede due uova, patate arrosto (queste le rubo perché sono buone!), fagioli, bacon e/o salsicce e white & black pudding. Come brunch della domenica è ottimo, soprattutto se si fa una colazione veloce o se ci si sveglia tardi. Purtroppo non ho foto mie ma su wikipedia c'è tutto quello che serve!

Non tutti i fine settimana però si può mangiare una colazione del genere e quindi la domenica, e a volte anche il sabato, è la mattina del caffè.
Cosa c'è di meglio che un caffèlatte e biscotti? In una stradina dietro casa abbiamo scoperto un negozietto che è un misto tra gastronomia e negozio equo-solidale con esposti in vetrina biscotti del mulino bianco, pasta, e tante piccole cose che al supermercato non si riescono a trovare. Alla fine siamo entrati per fare un giretto e siamo usciti con un pacco di biscotti, polenta e altre cose buone; un posto da tenere bene in mente!

E ieri mattina ci voleva proprio una buona colazione all'italiana!

I biscotti non sono del Mulino, ma inzuppare nel latte i baiocchi sarebbe stato uno spreco!

martedì 2 aprile 2013

Pronti per la nuova avventura

Mese nuovo, avventure nuove! Da oggi il nuovo sottotitolo del blog non sarà più "alla scoperta di Singapore" ma diventerà "(d)alla scoperta di Singapore verso la verde Irlanda".
Il destino per i prossimi mesi ci porterà in questa isoletta pronti ad affrontare delle nuove avventure e conoscere quest'angolino d'Europa. Non sappiamo ancora se rimarremo solo per 3 mesi, come per adesso ci è stato offerto, oppure per più tempo; noi nel frattempo cercheremo di girovagare e scoprire nuovi posti per quanto possibile.

Per iniziare al meglio il nostro nuovo viaggio, e introdurci alla nostra futura base cosa c'è di meglio di una birra? Ma non una Guinness ben spillata, bensì una Guinness Chocolate Cake!


Tempo fa mi era capitata sottomano una ricetta e conoscendo quanto la birra piaccia alla mia dolce metà me la sono segnata, aspettando l'occasione giusta per farla. E quale occasione migliore se non questa?

Con la scusa di una buona grigliata per Pasquetta e prepararci a fiumi di birra, mi sono messa a fare questa bomba di calorie e di alcol!


E ora si parte...

giovedì 25 ottobre 2012

Mangiare italiano in Asia: la mia pausa pranzo

Avrei voluto rimandare questo post ad un altro momento, dopo aver raccolto un po' di foto ma dopo quello che è successo questa settimana ho capito che non potevo aspettare ancora molto...

Volevo parlare della mia pausa pranzo. I primi giorni di lavoro mi sono portata una panino con frittata o affettato giusto per essere sicura di mangiare un boccone, non sapendo come funzionasse la pausa pranzo in ufficio. Al terzo giorno mi sono fatta coraggio e sono andata fuori con i colleghi pensando che fosse un modo come un altro per socializzare.

L'impatto con la food court non è stato dei migliori, ma dovendo mangiare e non avendo molte alternative mi sono arrangiata: riso in bianco (come si mangia qui, cotto al vapore) e due tipi di verdure di contorno (non so se sia il riso il contorno o il resto sinceramente). La food court in questione non è esattamente il posto dove mi fermerei a mangiare in condizioni normali ma dopo averla provata due volte, senza avere effetti collaterali di nessun tipo ho pensato che ogni tanto si potesse fare uno sforzo e andare a mangiare in compagnia.
Ma mi sbagliavo; dopo due settimane mi ero già stufata di mangiare riso e verdure almeno due volte alla settimana. Così, dopo essermi organizzata, ho incominciato a portarmi da casa il pranzo, complice anche il fatto di aver trovato un lunch box davvero carino, con tre scomparti, piccolo e utile da portarsi dietro.

Ammetto che non tutte le sere ho molta voglia di cucinarmi il pranzo ma al pensiero dell'alternativa, mi vengono in mente piatti elaborati da grande chef! Così questa settimana ho elaborato un menù della settimana.
Lunedì: pancakes avanzati dalla colazione di domenica con macedonia.
Martedì: farfalle integrali (Barilla, ci tengo a precisare) in insalata con broccoletti e sfoglie di grana.
Mercoledì: polpette con mini philadelphia e pane (in cassetta ovviamente).
Giovedì: fusilli in insalata con pomodorini ciliegia, olive nere e cubetti di pecorino.
(Alcuni degli ingredienti sono stati importati dall'Italia a settembre; penso sia introvabile il pecorino qui!!). Domani qui è festa, ecco perché manca venerdì all'elenco!

La parte divertente è stata quando una mia collega ha voluto provare le farfalle: era disgustata. Nulla è servito spiegarle che fusilli, maccheroni, penne e tutta la pasta nelle sue diverse forme hanno gli stessi ingredienti. Lei ha continuato a dire che non è vero e che le piacciono solo gli spaghetti (io penso che sia per l'assomiglianza ai noodle). Oggi la storia si è ripetuta; non ha voluto assaggiare questa volta (e devo dire che il profumo di basilico e pomodoro quando ho aperto il contenitore faceva venire l'acquolina in bocca!) ma è uscita con una battuta che ha ferito il mio orgoglio di "piccola massaia italiana".
Cito testuali parole: "you see?! you always eating in THAT way". (vedi? mangi sempre in QUEL modo!)
Non ho risposto, altrimenti avrei iniziato a paragonare quanto fosse nutriente la mia pasta in insalata rispetto a riso bianco e roba fritta. Non ho contato le calorie ma volete mettere a confronto le due cose?

A questo punto ho capito che io continuo a mangiare pasta, cous cous e polpette e il riso in bianco lo lascio a loro!

Avrei voluto mettere delle foto dei miei pranzi al sacco, spero di rimediare prossimamente!

sabato 28 luglio 2012

Basilico e Singapore: il nostro orto

Oggi ho voglia di parlare di un membro della famiglia Patolins molto particolare:
Basilino.

Basilino è stato adottato, dopo che al supermercato ci faceva sempre gli occhi dolci e ci inebriava con il suo profumo.
Complice la presenza di mia madre (e quindi la memoria risale al mese di novembre 2011) l'abbiamo strappato dalle grinfie del banco frigo per dargli una casa tutta nuova. Sul balconcino di casa c'erano una pianta grassa talmente secca che al deserto le piante sono più verdi, alcuni vasi abbandonati con della terra e una paletta.

Io non ho il pollice verde, ma mia madre si; quindi tutto il lavoro sporco (nel vero senso della parola) l'ha svolto lei! Alla fine Basilino aveva la sua casetta nuova e noi potevamo usare qualche foglia per il sugo.

Il mio compito era annaffiarlo tutti i giorni, stando attenta a non lasciare troppa acqua nel sottovaso per evitare di far nascere una colonia di zanzare. Fino a Dicembre tutto procedeva bene... lui cresceva e noi avevamo il basilico fresco per dare un tocco in più ai piatti.

Un giorno mi sono detta "devo fare una foto a Basilino, così documento come sono brava". Del resto, far crescere del basilico a Singapore non è cosa da poco, un giorno senza acqua è come andare incontro a morte certa.
Insomma... complice il fatto che non c'era abbastanza luce ho posticipato il set fotografico. Quello stesso giorno la vicina di casa aveva messo lo stendibiancheria sul balcone (il balcone è un corridoio in comune che porta agli ingressi dei vari appartamenti) e fin qui nulla di strano. Peccato che è arrivata una folata d'aria pazzesca e abbiamo sentito un botto: era caduto lo stendibiancheria della vicina. Cose che capitano. La nostra giornata è andata avanti tranquillamente fino a quando uscendo di casa in serata abbiamo trovato due rametti di Basilino completamente tranciati (indovinate dove è caduto lo stendibiacheria..).

Disperazione prima, rabbia dopo. Arrggh!!! Con tutta la fatica che ho fatto!
Alla fine abbiamo recuperato le foglie dei rami rotti, messe in freezer e sperato che il resto del basilico andasse avanti. Invece dopo poco tempo ha incominciato a seccarsi tutto (e lo annaffiavo tutti i giorni, non pensate male!) e quindi prima di perdere anche le ultime foglie rimaste, ho tirato su tutto. Ora quello che rimane di Basilino è nel freezer.
A settembre ci riprovo! Stavolta mi toccherà travasare a me la pianta ma ci proverò! Lo metterò anche lontano dall'ingresso dei vicini prima che mi rompino anche questa, e farò più foto!

venerdì 29 giugno 2012

Pizza in Singapore

Qualcuno di voi sa già come e quanto sia difficile riuscire a trovare prodotti veri made in Italy qui. Il primo problema è riuscire a trovarli e il secondo è non mettersi a piangere per il costo spropositato a cui vengono venduti.

In questo mio breve soggiorno estivo pensavo di cucinare un sacco di cose, mi ero anche trascritta alcune ricette da provare ma poi alla fine tra il caldo, la poca voglia di mettersi in cucina e la scusa di andare a fare un giro in serata, non ho combinato molto. L'unica cosa che dovevo fare assolutamente prima di ripartire e tornare in Italia era la pizza.
Quel poveretto di Stefano me l'ha chiesta dal giorno dopo che sono atterrata ma per vari motivi non l'avevo ancora fatta. Quando ero pronta per mettere le mani in pasta, al Carrefour dove vado di solito (quello più vicino) non avevano mozzarelle; o meglio, non avevano quelle marcate CF, solo quelle della Santa Lucia o della Galbani. Non ricordo esattamente perché quando ho visto il prezzo mi sono rifiutata di metterle nel carrello. Volevano nove dollari per una mozzarella!
NO, NO e ancora NO!!

Va bene sentire la mancanza dei formaggi freschi ma essere così pazzi da spendere tutti quei soldi per una mozzarella che non basterebbe neanche per due pizze, no! E così settimana scorsa ho lasciato a bocca asciutta (ma non è morto di fame perché ho cucinato lo stesso...) la mia povera dolce metà!

Purtroppo però i giorni sul calendario continuano a passare e non posso partire senza aver preparato la pizza! Complice una passeggiata e l'altro CF vicino, siamo riusciti a trovare la mozzarella più economy, a soli (si fa per dire) 3,10 dollari sg.
Guardare per credere, questo è lo scontrino per due mozzarelle e una bottiglietta di passata Mutti:

Nella mia valigia carica di cibo che mi sono portata questa volta, ovviamente c'era il lievito per pizza (per fortuna esiste in polvere!). E quindi armata di buona pazienza, dopo aver buttato farina, lievito e sale, la mia pasta è pronta per farsi un bel riposino e lievitare... lievitare... lievitare...

Questa è il risultato dopo la lievitazione, mentre la tagliavo e mentre assaggiavo!

Ad ogni modo, quando vado al Carrefour è un po' un'avventura... mi sembra di essere in un supermercato un pochino più simile a quello a cui sono abituata e quindi mi piace girovagare tra le corsie in cerca di qualcosa con un aspetto familiare. Questa volta, Stefano ed io ci siamo fermati al banco frigo dei formaggi, e dopo il giro turistico non potevo non fotografare i prezzi di mozzarella, ricotta e mascarpone... è ridicolo se penso a quanto costano da noi! Se volete fare il conto in euro, sappiate che al momento 1€ sono 1,6 dollari sg.

lunedì 25 giugno 2012

Mochi

Per sconfiggere la calura che in questi giorni ci tiene compagnia sia di giorno che di notte l'unica alternativa possibile è infilarsi in un centro commerciale e godersi l'aria condizionata. E così è stato, provati dall'afa abbiamo puntato su uno dei tanti centri commerciali presenti sulla lista "malls to see" e siamo partiti per Bugis+. Ci siamo passati davanti parecchie volte senza però entrarci mai (sarà perché era più comodo quello di fronte con il collegamento diretto con la metro). Eppure da fuori sembrava carino, soprattutto la sera quando le pareti esterne fanno dei giochi di luce.


Un modo come un altro per passare la giornata senza rischiare scottature passeggiando al parco. E dato che stavamo bruciando troppe poche calorie non potevamo non fare merenda. Cosa c'è di meglio che dei dolcetti giapponesi così invitanti e tutti colorati?!?
Non abbiamo potuto resistere... che MOCHI siano!

Ma cosa sono i mochi?? I mochi sono delle palline di farina di riso glutinoso (in inglese rende meglio glutinous rice flour) con all'interno un impasto simile alla frutta frullata e addensata. Sono poi cotti al vapore e lasciati raffreddare. Hanno la consistenza delle caramelle alla gelatina, leggermente più compatte e meno dolci.
Li avevo già provati altre volte, al thé verde e alla fragola in un ristorante giapponese ma questi erano davvero davvero un'altra cosa! Deliziosi è dire poco!

Il compito più difficile è stato scegliere due gusti! Alla fine abbiamo optato per uno ai mirtilli e yogurt e l'altro alla pesca. Il commesso c'ha detto di aspettare una decina di minuti prima di mangiarli e resistere alla tentazione di affondare i denti in queste palline morbide dato che erano congelate!




Ci siamo così diretti al parco davanti al ParkView Hotel, un posto tranquillo, rilassante dove poterci riposare, fare quattro chiacchiere e gustarci i nostri dolcetti.



Dopo questa esperienza la voglia di provare a farli in casa è tanta... qui mi manca un bamboo steamer e non ho ancora elaborato un'alternativa alla cottura a vapore. In ogni caso ho deciso che la farina di riso la compro, al massimo butto via qualche dollaro se non trovo un ripiego appena torno tra i fornelli in Italia.

E molto probabilmente tornerò presto in quel negozietto... ho ancora una decina di gusti da provare! Ad esclusione della patata dolce e red been! Se volete la lista completa, qui trovate il sito del negozio dove abbiamo fatto shopping! Non spaventatevi del prezzo... qui non c'era nulla che superava i 3dollari sg!

venerdì 22 giugno 2012

Fruit Ninja: THAI COCONUT

Il frutto di cui voglio parlare oggi non è qualcosa di sconosciuto, anzi, in estate capita di fare la spesa e mettere nel carrello un cocco, sapendo già che impiegheremo mezz'ora per riuscire ad aprirlo. La tentazione anche qui è forte, soprattutto per il costo (un dollaro e venti cent) e per la relazione cocco-estate.

Non tutti i cocchi sono uguali però! Questo è un cocco thailandese, conosciuto come young thai coconut; e credetemi, la differenza c'è! Io non sono una grande fan del cocco, soprattutto quello fresco, mi ritrovo a masticare per cinque minuti un pezzetto minuscolo tanto da farmi passare la voglia di mangiarlo. In compenso in cucina lo uso sia essiccato che come latte per preparare dolci e piatti orientali (quest'ultimi ho smesso di farli dato che qui sono già pronti e più buoni dei miei!).

Questo cocco invece mi piace! E' fresco, non mi si incastra nei denti e ha un sapore leggermente più dolce. Il primo incontro è stato a chinatown durante i festeggiamenti del capodanno cinese; faceva caldo, c'era un sacco di gente e serviva qualcosa di fresco. Così abbiamo deciso di provare il cocco che i banchetti in giro per le strade vendono già sbucciato per un dollaro o due, dipende dalla grandezza e se ha la buccia bianca o anche quella verde più esterna, con la cannuccia e il cucchiaio (se siete fortunati). L'acqua al suo interno è fresca e dolce, magari non dissetante come la limonata ma deliziosa; la polpa invece è morbida e compatta, non saprei compararla con qualcosa a noi più famigliare, spero che le foto possano essere più esplicative!
Risultato: we like coconut!

Ovvio che al banchetto è già sbucciato e aperto, mentre se comprato al supermercato te lo devi aprire tu... e qui incominciano le risate. Davanti al banco frigo, Stefano voleva comprarlo ma io ero titubante su come aprirlo (non abbiamo la mannaia come ai banchetti) e avevo paura che i coltelli facessero una brutta fine (meglio tenerli buoni dato che in Asia i coltelli scarseggiano). Nonostante tutto ci siamo portati a casa un cocco, sapendo che al massimo avremmo raccolto pezzi in giro per la cucina.
Attrezzatura: coltello più grosso che abbiamo, martello, ciotola, cacciavite, PC.
Strumenti utilizzati: PC, coltello. Non abbiamo usato il computer per aprire il cocco, tranquilli! Ma cercando sul web abbiamo trovato un video su come aprire un cocco giovane...Una passeggiata!
Basta togliere la corteccia esterna (la parte bianca) partendo dall'alto fino ad arrivare a vedere la parte più marroncina del cocco (la buccia che poi diventa marrone scuro come la conosciamo noi). A questo punto infilare la punta del coltello e fare forza. Voilà! il cocco è servito!


Io dopo aver mangiato il coperchio e sorseggiato un po' di acqua inizio a scavare con il cucchiaio la polpa interna. Una volta finito di mangiarlo mi metto a fare un lavoro certosino: tolgo tutta la parte esterna della buccia per poter conservare la parte interna.
Alzi la mano chi non ha mai cercato di aprire un cocco preciso a metà senza rompere la buccia e conservarle come ciotole! Al momento sono arrivata a questo punto (cocco a sinistra) e dovrei arrivare a ottenere questo (cocco di destra).


Non so ancora cosa ne farò, però al momento non danno fastidio a nessuno!

lunedì 11 giugno 2012

Ghiaccio...li!

In questi giorni sta facendo sempre più caldo, anche la notte è quasi impossibile non sciogliersi; purtroppo sul giornale ho letto che secondo i meteorologi nelle prossime settimane farà ancora più caldo, e durante la notte le temperature sfioreranno i 30 gradi. Per noi che nonostante l'aria condizionata, ci affidiamo all'aria corrente, sapere che non potremo godere della brezza delle finestre aperte non è piacevole. A questo punto la domanda sorge spontanea: "se avete l'aria condizionata, perché non la usate?". Effettivamente sarebbe una domanda lecita peccato che il condizionatore è letteralmente attaccato alla griglia della finestra che non si può chiudere; di conseguenza, sarebbe uno spreco, e poi io personalmente ne immagazzino così tanta di aria condizionata nei centri commerciali, sulla metro o semplicemente passando davanti ai negozi che poterne fare a meno a casa è una gran cosa. E poi abbiamo già la ventola del vicino di casa che va giorno e notte ad accompagnarci, se accendo pure il nostro condizionatore mi sveglierei con un mal di testa!

In compenso, ho trovato il modo per prepararmi a questa ondata di caldo (anche qui deve arrivare l'estate vera, no?!?!). L'altro giorno gironzolando nel mio negozio giapponese preferito, dove tutto costa due dollari ho trovato le formine per i ghiaccioli... potevo resistere?? Ovvio che no! L'unica pecca è che posso fare solo quattro ghiaccioli alla volta, però mi posso accontentare!

Non sono carini?

Ad ogni modo non abbiamo perso tempo e abbiamo subito voluto testarli.
Primo gusto: ARANCIA!
Io non sono una grande fan dei ghiaccioli al limone o all'arancia soprattutto perché contengono principalmente aromi artificiali; questa volta però mi sono dovuta ricredere. Abbiamo comprato le arance (ho scelto io la varietà più dolce, altrimenti Stefano avrebbe preso le prime che capitavano) e dopo una veloce ricerca su google per trovare la ricetta, abbiamo scoperto che oltre ad essere estremamente facile, si possono fare davvero tanti esperimenti, uno più invitante dell'altro.

La ricetta? Semplicissima: 200ml di acqua, 3 cucchiai di zucchero (io sono andata ad occhio) e il succo di 3 arance, circa 250ml (la varietà che abbiamo preso noi era molto succosa). Intanto che l'uomo di casa spremeva con la sua forza bruta le arance (non abbiamo lo spremi agrumi) io ho sciolto lo zucchero nell'acqua a fuoco medio-basso e poi ho mischiato tutto. Più facile di così!

Il risultato non era per niente brutto, a vedersi...

e anche a mangiarsi!

mercoledì 23 maggio 2012

Fruit Ninja: DRAGON FRUIT

Era da molto tempo ormai che avevo in mente di fare una rubrica su frutta e verdura un po' fuori dai canoni, e dato che nel frigo questa settimana ho trovato l'ispirazione, ho pensato che fosse arrivato il momento di iniziare a scrivere qualcosa su questo mondo vegetale a volte un po' strano ai nostri occhi. Come da titolo, il protagonista di questo post è il dragonfruit. Molto probabilmente qualcuno l'avrà già visto, anche se nei supermercati è difficile trovarlo (la varietà di frutta tropicale è un po' scarsa) ma una appassionata di frutta esotica come me sapeva dell'esistenza di questa "bomba" dalla buccia rosa-fucsia. Il nome deriva dalla sua somiglianza alla testa di un drago poiché cresce da una pianta grassa simile al cactus ed è attaccato ad un lungo gambo che assomiglia ad una coda: da qui il suo nome. La prima volta che abbiamo deciso di assaggiarlo, ci siamo concentrati solo nel trovarne uno abbastanza piccolo per evitare di buttarlo se non ci fosse piaciuto. Di conseguenza non abbiamo prestato molta attenzione alla sua provenienza, Malesia o Vietnam, i principali produttori di dragonfruit.
L'inizio dell'esperimento è partito da "come lo tagliamo?" che abbiamo superato egregiamente una volta capito che sbucciarlo prima sarebbe stata una pessima idea e che in verticale od orizzontale non sarebbe cambiato nulla. La sorpresa è stato il colore, non bianco con i semi neri come mi aspettavo ma un rosso molto carico che ha praticamente macchiato tutto, comprese le nostre mani. Da quella volta abbiamo capito che i dragonfruit del Vietnam hanno una forma più allungata,tendono ad essere più piccoli e hanno la polpa bianca, mentre quelli malesi sono più cicciotti e hanno la polpa rossa.
La domanda successiva è: come si mangia? Allora, io personalmente lo taglio a spicchi e poi tolgo la buccia man mano che lo mangio, un po' come un fico; la consistenza ricorda quella dei fichi d'india e penso anche il sapore (non li ho mai assaggiato a causa di un gravissimo esperimento con le spine fatto quando ero piccola). Secondo me non ha un sapore molto forte ma è molto utile per la regolarità, altro che bifidus!!

venerdì 6 gennaio 2012

Happy new year!

E così si inizia da capo un nuovo anno tutto intero, pronto ad essere vissuto.
Io ho chiuso il 2011 in allegria, all'insegna della cucina thailandese, della compagnia e gustandomi dei bellissimi fuochi d'artificio in riva al mare; mentre ho iniziato il 2012 con delle golose scoperte e i soliti buoni propositi che si accantonano dopo meno di un mese.
Finalmente qualcuno ha esaudito i miei desideri e nel banco frigo del Carrefour (il secondo sull'intera isola) ho trovato la pasta sfoglia, mia adorata amica in cucina!
Ebbene si, una persona si accorge di quanto gli manchi il cibo più comune proprio quando non lo può avere… con questo non disdegno affatto il cibo "esotico" e le prelibatezze locali, anzi! Adoro il mio dolcetto di riso con latte di cocco!
Però in questo caso la situazione è ribaltata: se prima facevo fatica a trovare qualche spezia o ingrediente particolare, ora faccio fatica a trovare prodotti tipicamente made in Italy.

Ad ogni modo, il nuovo anno si è aperto con queste sorprese (mi accontento di poco) culinarie molto gradite (sono riuscita a recuperare anche il matterello!)
Nel frattempo il tempo qui scorre sempre uguale, sole, sole, sole, tanto da non accorgermi che oggi è già l'Epifania. Dove sono le mie caramelle?? Niente da fare, quest'anno non riempirò il cassetto di schifezze che cerco di centellinare fino all'arrivo dell'uovo di pasqua!
In compenso ho un pacco gigante di gianduiotti che mi fanno l'occhiolino ogni volta che apro il frigorifero… ciocco-tentarori!!

Valutiamo il lato positivo dell'arrivo della Befana: io lunedì non devo rientrare a lavorare dopo cenoni e pranzi abbondanti, ma soprattutto ho ancora qualcosa da festeggiare: il capodanno cinese in arrivo questo mese!

Buona Befana!!

riso al latte di cocco

mercoledì 16 novembre 2011

Cucina italiana

Chi mi conosce sa che la cucina è una mia passione. In particolare mi diverto a sfornare torte e biscottini per tutti i gusti. Stare in cucina e preparare qualcosa mi mette sempre di buon umore, è il mio antidoto ai momenti tristi o noiosi.

Si sa, con la stagione fredda, preparare una buona torta da accompagnare ad una tazza di the nel pomeriggio fa sempre piacere, così come sedersi davanti al forno godendosi il calduccio mentre il mio dolce cane peloso si sdraia su di me chiedendo delle coccole.
Purtroppo quest'anno l'unico freddo che posso sentire è quello dell'aria condizionata nei centri commerciali, di conseguenza non sento la necessità di sedermi davanti al forno e aspettare che la torta sia pronta per essere sfornata. Anzi, meglio stare lontani dai fornelli. E così pensavo che sarebbe andata…
Ma mi sbagliavo! Ho appena finito di leggere un libro molto carino "Meet me at the cupcake cafè" che ha risvegliato in me la voglia di cucinare. Non che fosse sparita del tutto ma io e il forno a gas non andiamo molto d'accordo… e qualcosa mi dice che non funzi
ona neanche troppobene. In ogni caso in questo romanzo, dove la protagonista apre un bar e passa il tempo a preparare dolcetti, ci sono delle ricette che fanno venir voglia di mettersi al lavoro e preparare cupcakes!
Ovviamente il mio primo pensiero è andato ai miei stampini nuovi di zecca in silicone che avevo appena comprato per preparare i muffin; alla tasca da pasticcere con tutti i beccucci, gli stampini per i biscotti, bla bla bla… e mille altre diavolerie che ho raccolto con il tempo e che ora sono a casa inutilizzati. Ah! povera me…

Per sopperire a questa mancanza ho deciso di puntare ad altro.
Detto fatto.
La stagione autunnale (per alcuni, ma non per me) è arrivata, è tempo di castagne e di zucca; perché non preparare qualcosa di buono con la zucca?? Quando l'ho vista al supermercato non ho resistito e ne ho preso un pezzetto. Q

ualche giorno dopo ho pensato a come cucinarla senza dover usare forno o frullatore e il magico google mi ha dato l'ispirazione: gnocchi con la zucca!!!
Avevo già intenzione di preparare, o meglio, provare a fare gli gnocchi cosa che
finora avevo visto fare a mia nonna quando ero bambina e forse una volta a mia madre (ma con scarsi risultati). E così ieri pomeriggio ho deciso! Preparo gli gnocchi. Far bollire le patate e preparare la zucca è stato facile, un po' meno riuscire a impastare il tutto. Alla fine con l'aiuto di Stefano (non ha partecipato così tanto se non per mangiarli una volta nel piatto) ci sono riuscita!!

Il risultato? Belli da vedere e buoni da mangiare! Ne sono usciti più di quanto credessi, giusto per fare il bis stasera a cena!



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